Lettera all'imprenditore n°435 del
9 Settembre 2026
Perché la Spagna cresce più di tutti in Europa?

“La produttività non è mai un caso: è sempre il risultato di un impegno verso l’eccellenza.”
Peter Drucker
Da alcuni anni la Spagna occupa una posizione di primo piano nel panorama europeo: quella di grande economia che cresce a ritmi sostenuti. Dal quarto trimestre 2019 al terzo trimestre 2025 il PIL spagnolo è aumentato del 9,8%, contro il 6,5% italiano, secondo l’elaborazione su dati Eurostat dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani.
Nel 2024 l’espansione reale è stata del 3,5%, la migliore tra le economie avanzate; nel 2025 si è attestata al 2,9%; nel primo trimestre 2026 il PIL è cresciuto dello 0,6% sul trimestre precedente e del 2,7% su base annua. All’inizio di luglio 2026 il governo di Madrid ha rivisto al rialzo la stima per l’anno in corso, portandola al 2,6% dal precedente 2,2%, e prevede una crescita superiore al 2% fino al 2029. In un’Europa in cui Germania, Francia e Italia faticano ad arrivare all’1%, si tratta di un differenziale di crescita pari a due, tre e addirittura quattro volte quello delle principali economie del continente.
Alla base della crescita del Paese vi sono tre leve distinte: un’espansione della forza lavoro senza paragoni in Europa occidentale, un vantaggio strutturale sul costo dell’energia e una capacità di utilizzare i fondi europei maggiore rispetto agli altri Paesi europei.
Le tre leve: lavoro, energia e fondi europei
La prima leva della crescita è quella demografica. Secondo l’Istituto nazionale di statistica spagnolo, al 1° gennaio 2026 la popolazione residente ha raggiunto 49,57 milioni di abitanti e i residenti di nazionalità straniera sono oltre 7,2 milioni, pari al 14,6% del totale. Ad aprile 2026 gli occupati hanno superato per la prima volta i 22,1 milioni, con 517.192 occupati in più su base annua, mentre il numero dei disoccupati è sceso sotto i 2,4 milioni di persone per la prima volta dal giugno 2008.
La seconda leva di crescita è l’energia. Red Eléctrica de España ha chiuso il 2025 con una quota di rinnovabili pari al 55,5% della produzione elettrica nazionale, che sale al 56,6% includendo l’autoconsumo, per un totale record di 150,8 TWh. L’effetto sui costi industriali è diretto: se nel primo semestre 2019 i combustibili fossili determinavano il prezzo dell’elettricità spagnola per il 75% delle ore, nel primo semestre 2025 la quota è scesa al 19%, e il prezzo all’ingrosso si è attestato sui 62 euro per MWh contro i 111 euro del costo medio di generazione a gas. A favorire questo minor costo hanno contribuito sia l’espansione delle energie rinnovabili sia il contributo stabile del nucleare, che copre circa un quinto della produzione elettrica nazionale, riducendo la dipendenza dal gas. In Italia, per confronto, il gas continua a fare il prezzo per circa il 70% delle ore ed è di circa 115 €/MWh.
La terza leva è l’esecuzione del Dispositivo Europeo di Ripresa e Resilienza: alla Spagna restano circa 20 miliardi di euro di sovvenzioni da erogare entro agosto 2026, pari a circa il 6% della spesa annuale per investimenti del paese, e secondo le analisi di ING il 45% delle imprese che utilizzano i fondi NextGenerationEU non avrebbe altrimenti investito, il che rende questi flussi in larga parte addizionali e non sostitutivi. Va però sottolineato che la Spagna ha ottenuto meno di un quarto delle risorse sotto forma di prestiti e oltre tre quarti come sovvenzioni a fondo perduto, mentre per l’Italia la quota di sovvenzioni si limita a poco più di un terzo del totale, con la restante parte costituita da prestiti.
Crescita di quantità o di qualità?
Il dibattito interno in Spagna verte proprio su questo punto controverso. Le politiche sull’immigrazione introdotte hanno aumentato la forza lavoro del 6,4% dalla fine del 2019, contro il 3,6% dell’Eurozona; nello stesso periodo il PIL pro capite ha superato quello dell’Eurozona dell’1,4% e la produttività oraria del lavoro è migliorata dello 0,4. La Spagna ha avuto inoltre un incremento del PIL pro capite del 9% cumulato dal 2021, oltre due volte e mezzo il tasso dell’Eurozona. Il tasso di disoccupazione, nonostante il forte miglioramento e il trend al ribasso, resta comunque il più alto dell’Unione europea.
Sul fronte dei conti pubblici il quadro è in miglioramento: il ministero dell’Economia stima un deficit al 2,1% del PIL nel 2026, dal 2,4% del 2025, e il debito pubblico dovrebbe tornare sotto il 100% del PIL nel corso del 2026, dal 101,6% del 2024.
La crescita spagnola è pertanto reale, non sostenuta dal debito e nettamente superiore alla media europea.
Cosa significa per le imprese italiane?
Per un’azienda italiana, la Spagna rappresenta un Paese con ottime potenzialità di crescita sia in termini di mercato di sbocco che di crescita produttiva.
Come mercato di sbocco è un’economia da quasi 50 milioni di consumatori, con reddito disponibile in crescita, occupazione ai massimi storici e domanda interna che traina l’espansione. Come localizzazione produttiva, il differenziale sul prezzo dell’elettricità rappresenta un vantaggio competitivo strutturale per le lavorazioni energivore, tanto più rilevante quanto più il costo dell’energia pesa sul conto economico. Come mercato del turismo e della filiera collegata, i 97 milioni di visitatori stranieri del 2025, con una spesa di 135 miliardi di euro in crescita del 6,8% e un peso del settore stimato attorno al 13% del PIL, generano domanda per arredo, agroalimentare, retail e servizi in cui l’offerta italiana è tradizionalmente forte. Va inoltre segnalato che in Spagna il costo del lavoro è mediamente inferiore del 17% rispetto a quello italiano e che in Spagna è presente una pressione fiscale complessiva inferiore del 13% rispetto a quella italiana.
Per le imprese italiane questo significa guardare alla Spagna non solo come a un mercato in cui esportare, ma anche come un Paese in cui investire. In un contesto europeo caratterizzato da crescita prossima allo zero, valutare investimenti in Spagna è una scelta strategica per cogliere opportunità prima dei concorrenti.
Benedetti&Co affianca imprenditori e manager nell’elaborazione di progetti di internazionalizzazione, nella loro implementazione, nella gestione e nel monitoraggio dei rapporti con le partecipate estere. Grazie ad una forte esperienza nel mercato spagnolo è in grado di supportare l’imprenditore non solo nella fase di set-up societario, ma anche nella ricerca di personale, clienti e fornitori sui mercati esteri e nel monitoraggio delle imprese estere, individuando ed implementando sistemi di controllo di gestione.
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