Lettera all'imprenditore n°434 del
22 Luglio 2026
La geografia della crescita: chi corre più veloce nel mondo

“La produttività non è tutto, ma nel lungo periodo è quasi tutto”
Paul Krugman
Il Fondo Monetario Internazionale, nello scenario di riferimento del World Economic Outlook di aprile, stima per il 2026 una crescita globale del 3,1%, con una possibile riduzione fino al 2,5%, qualora le tensioni in Medio Oriente dovessero intensificarsi. Dietro questo numero si nasconde una realtà molto più frastagliata: mentre le economie avanzate crescono a un ritmo dell’1,8%, alcuni paesi registrano tassi di crescita eccezionalmente elevati, superiori al 20%. Comprendere il potenziale di crescita per i diversi Paesi, e quanto siano solidi, è un esercizio che riguarda direttamente tutte le imprese con ambizioni di espansione internazionale.
Dietro le percentuali più eclatanti si celano storie molto diverse tra loro. In alcuni Paesi l’espansione è trainata dalla scoperta e dallo sfruttamento di nuove risorse naturali o dal forte aumento dell’ estrazione di petrolio e minerali. In altri, gli elevati tassi di crescita riflettono soprattutto il recupero dell’attività economica dopo anni di conflitti o profonde crisi produttive. Vi sono però economie che crescono grazie a trasformazioni strutturali di lungo periodo, sostenute dallo sviluppo della manifattura, dall’espansione della domanda interna e dalla crescita demografica. Distinguere i Paesi in questi tre cluster è essenziale per capire quali mercati offrono realmente opportunità di crescita sostenibili e quali, al contrario, restano fragili nonostante i numeri sorprendenti.
I dati di crescita non sempre rispecchiano le potenzialità di un mercato
Al vertice della classifica mondiale per crescita del PIL prevista nel 2026 si colloca la Guyana, con un’espansione stimata al 23% secondo le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale: un risultato reso possibile dal boom petrolifero che ha portato la produzione del piccolo paese sudamericano da livelli quasi nulli nel 2019 a circa 900.000 barili al giorno alla fine del 2025.
Subito dietro si trova il Sud Sudan, con una crescita attesa del 22,4%. In questo caso, però, il dato riflette soprattutto il recupero dell’attività economica dopo il forte ridimensionamento registrato nel 2024, quando il conflitto in Sudan aveva interrotto il funzionamento di un oleodotto strategico. La ripresa delle esportazioni di petrolio spiega gran parte dell’eccezionale incremento del PIL.
Seguono la Guinea, con una crescita del 10,5%, trainata dalle esportazioni di bauxite, oro e minerale di ferro legate al giacimento di Simandou, uno dei più grandi progetti minerari infrastrutturali al mondo, e il Sudan, al 9,5%, anch’esso in fase di recupero dopo il crollo produttivo degli anni precedenti.
Questi Paesi mostrano come un elevato tasso di crescita possa avere origini molto diverse. Per questo motivo il dato sul PIL, considerato singolarmente, non è sufficiente per valutare la solidità di un’economia né il suo reale potenziale di mercato. Chi intende operare in un Paese estero deve affiancare ai dati di crescita un’analisi della struttura produttiva, della stabilità politica e istituzionale e delle prospettive di sviluppo nel medio periodo.
L’India traina la crescita mondiale
Se si escludono i Paesi trainati dal petrolio o dalla ricostruzione post-bellica, il baricentro della crescita mondiale nel 2026 torna a concentrarsi in Asia. L’India si conferma la grande economia più dinamica al mondo, con un’espansione stimata dal Fondo Monetario Internazionale del 6,2%, sostenuta da consumi interni robusti, da una popolazione giovane in rapida crescita e dalla riduzione dei dazi statunitensi sulle esportazioni indiane. Nello stesso continente, Uzbekistan, Filippine e Vietnam crescono tutti oltre il 5,5%, beneficiando in parte della delocalizzazione manifatturiera di imprese internazionali alla ricerca di alternative alla Cina. Quest’ultima, pur restando la seconda economia mondiale, procede invece a un ritmo più contenuto (4,5%).
Quali sono le opportunità per le imprese italiane?
Per un imprenditore italiano che sta valutando l’internazionalizzazione, la classifica dei paesi a maggiore crescita del PIL è un punto di partenza utile, ma va utilizzata con cautela. Un tasso di espansione a doppia cifra in un paese con un mercato interno ancora piccolo, un’elevata esposizione valutaria o un contesto istituzionale fragile non si traduce automaticamente in un’opportunità commerciale immediata; al contrario, mercati come l’India, il Vietnam, le Filippine o l’Uzbekistan combinano una crescita solida e diffusa con dimensioni di mercato, infrastrutture e quadri normativi sufficientemente maturi da rendere interessante un progetto di internazionalizzazione in tali Paesi.
Il criterio guida per scegliere il giusto Paese in cui investire resta sempre lo stesso: valutare la crescita del Paese e i fattori che la determinano, la stabilità delle istituzioni e la presenza di una base di consumatori o di filiere produttive realmente accessibili per un’impresa straniera. Un imprenditore che osserva questi dati con metodo, senza soffermarsi solo sulla classifica del PIL, può effettuare con maggiore consapevolezza le proprie scelte di investimento. In un’economia mondiale in cui i Paesi stanno sempre più alzando barriere all’ingresso, saper leggere correttamente dove si concentrano le opportunità di investimento è, oggi più che mai, una competenza strategica per chi vuole crescere all’estero.
Benedetti&Co affianca imprenditori e manager nell’elaborazione di progetti strutturati di internazionalizzazione nei principali mercati globali, supportandoli nell’individuazione del Paese più adatto in cui investire sulla base delle caratteristiche dell’azienda, del settore di appartenenza e delle concrete opportunità di crescita offerte dai diversi mercati.
Grazie a un team di esperti, siamo in grado di assistere l’imprenditore in tutte le fasi del percorso di espansione internazionale: dall’analisi strategica al set-up societario, dal monitoraggio delle performance e alla gestione dei rapporti con le partecipate estere.
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