Lettera all'imprenditore n°438 del

30 Settembre 2026

Export italiano primo semestre 2026

“Non si scoprono nuove terre se non si ha il coraggio di perdere di vista la riva”

(André Gide)

Nel primo semestre del 2026 le esportazioni italiane hanno raggiunto 337,2 miliardi di euro, con una crescita del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Dietro la crescita in valore, però, c’è un dato che merita particolare attenzione: in volume l’export è aumentato soltanto dello 0,7%.

Significa che gran parte dell’aumento registrato è dovuto all’aumento prezzi, e in particolare a quelli di pochi comparti come i metalli e i prodotti petroliferi raffinati, più che a un’espansione generalizzata delle quantità vendute.

Questo è il risultato della guerra dei dazi in corso, delle tensioni in Medio Oriente e del rincaro dei prodotti energetici.

Secondo l’Istat, che ha diffuso i dati l’11 agosto, anche le importazioni sono aumentate in valore del 4,3%, ma in valore assoluto meno delle esportazioni. L’avanzo commerciale pertanto è salito a 24,5 miliardi di euro, quasi 2 miliardi in più primo semestre 2025.

Quali sono i settori che crescono?

Secondo l’Istat, la crescita del semestre è spiegata soprattutto da tre comparti: metalli di base e prodotti in metallo (+28,9%), coke e prodotti petroliferi raffinati (+23,3%) e autoveicoli (+8,3%). Il primo è il caso più eclatante e merita una lettura attenta. Nella prima categoria rientrano anche i metalli preziosi, la cui crescita dipende in larga misura alle quotazioni internazionali, più che a un ampliamento strutturale della base produttiva, e come tale va considerata con prudenza in chiave prospettica. Un discorso analogo vale per i prodotti petroliferi raffinati, il cui valore esportato segue da vicino l’andamento dei prezzi dell’energia, che sono esplosi con il conflitto in Medio Oriente.

Per la meccanica strumentale, che ha sempre rappresentato un pilastro dell’export italiano, il quadro è invece di sostanziale tenuta. Secondo l’indagine di Federmacchine, nel primo semestre gli ordini dall’estero sono cresciuti dell’1,8%, mentre quelli dal mercato interno sono scesi del 9; nel secondo trimestre però anche la domanda estera ha segnato un lieve arretramento (-0,7%). Più positivo è il dato degli autoveicoli, che con il +8,3% registrato dall’Istat si posizionano tra i principali contributori positivi del semestre. La farmaceutica, pur restando uno dei punti di forza dell’export italiano, ha mostrato andamenti molto differenziati tra territori e mercati di destinazione.

Più complessa è la situazione della filiera della pelle, secondo Confindustria Accessori Moda, nei primi cinque mesi dell’anno l’export di calzature, pelletteria, pelli e pellicce si è fermato a 9,9 miliardi di euro, in calo del 3%, con una tenuta dei mercati europei (+1,3%) che non basta a compensare le flessioni in Medio Oriente (-41,3%), Giappone (-9,9%), Cina (-2,5%) e Stati Uniti (-1,1%).

I mercati: l’Europa tiene, la Cina sorprende, gli Stati Uniti rallentano

La distribuzione geografica dei dati del primo semestre 2026 mostra un andamento disomogeneo tra i principali mercati di sbocco. La Germania, primo cliente dell’Italia, cresce dell’1,8%, mentre la Francia registra un +3,8%. Gli Stati Uniti si fermano al +2%, una crescita contenuta rispetto alla dinamica degli anni precedenti. La Cina rappresenta invece il dato più significativo, con un aumento dell’export italiano del 19%, mentre l’India cresce del 4,2%. Più debole, invece, la dinamica di alcuni altri mercati: il Regno Unito registra una contrazione del 5,8% e i Paesi ASEAN del 3,7%.

La crescita delle esportazioni, tuttavia, va letta insieme alla dinamica delle importazioni e quindi al saldo commerciale del singolo Paese. Il caso più evidente è quello degli Stati Uniti: a fronte di un aumento dell’export italiano del 2%, le importazioni sono cresciute del 21,7%, riducendo il surplus commerciale, che nel semestre scende a 17,7 miliardi di euro dai 20,3 miliardi dello stesso periodo del 2025. La crescita dell’export verso la Cina, pur significativa (+19%), va invece interpretata nel quadro di un interscambio ancora fortemente sbilanciato sul fronte delle importazioni con una bilancia commerciale negativa. Più in generale, nel primo semestre le importazioni dai Paesi extra UE sono cresciute del 5,5%, più delle esportazioni (+4,3%), e il relativo avanzo commerciale è sceso da 24,5 a 24,1 miliardi di euro.

Territori e indicazioni per le imprese

Anche sul piano territoriale la crescita è stata molto diversa. Nel primo semestre, secondo l’Istat, l’export è cresciuto soprattutto nel Centro Italia (+11,9%) e nelle Isole (+8,8%), mentre il Nord-ovest (+4,3%) si è allineato alla media nazionale, il Sud si è fermato a +3,8% e il Nord-est a +1,9%. Tra le regioni spiccano Basilicata (+29,5%), Toscana (+23,8%) e Puglia (+15,2%), mentre Friuli-Venezia Giulia (-9,6%), Lazio (-6,8%) e Campania (-4,6%) arretrano; nel caso friulano pesa il crollo delle vendite verso gli Stati Uniti (-67,2%).

Per un imprenditore che opera sui mercati esteri, i dati del primo semestre evidenziano alcuni elementi da considerare. Il primo riguarda il dato della crescita “drogato” dalla crescita dei prezzi è utile capire quanto dell’incremento del fatturato estero dipenda dai prezzi e quanto invece da nuovi clienti, prodotti o mercati. Il secondo riguarda la distribuzione geografica: la dipendenza da singoli mercati, in particolare gli Stati Uniti, aumenta i rischi e la diversificazione verso mercati come India, Paesi del Golfo, Sud-est asiatico e America Latina può quindi diventare un elemento importante della strategia commerciale.

Benedetti&Co, grazie a un team di esperti, affianca gli imprenditori e il management delle aziende nei percorsi di internazionalizzazione strutturata: dall’analisi dei mercati e della posizione competitiva dell’impresa sui mercati esteri, alla selezione dei paesi target, fino alla definizione della modalità di ingresso più adatta e all’accesso agli strumenti di finanza agevolata. Accompagniamo l’imprenditore lungo l’intero percorso, supportandolo nelle decisioni strategiche di crescita sui mercati internazionali e nella loro esecuzione.

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